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OVER: il metaverso geolocalizzato che è diventato un dataset

La piattaforma geolocalizzata che è sopravvissuta smettendo di vendere terra.

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Fra i progetti che negli anni abbiamo accostato a Earth 2 ce n'è uno che ha preso una strada su cui vale la pena di fermarsi, perché è la più istruttiva di tutte: si chiamava OVR, oggi si chiama OVER, vendeva porzioni di mondo reale in realtà aumentata e adesso si presenta come una piattaforma di intelligenza sui dati tridimensionali. La parola "metaverso" dal suo posizionamento è sparita. Quello che resta, però, non è un progetto morto: è l'unico del comparto che nel 2026 pubblica novità ogni mese, e la cosa che vende non sono più i terreni ma la mappa. Tutto quello che segue viene dal suo programma per il 2026, pubblicato il 27 gennaio, e dagli annunci successivi sul blog della società.

Da dove veniva: la terra in realtà aumentata

L'impostazione originaria era parente stretta di quella di Earth 2 e ne condivideva la premessa, ovvero che le posizioni del mondo reale corrispondano a porzioni acquistabili di un mondo digitale. OVER le chiamava, e le chiama ancora, OVRLand, e insieme al mercato per scambiarle restano fra i prodotti elencati dalla società. La differenza di partenza stava ovviamente nel mezzo: dove Earth 2 costruisce un pianeta da guardare dallo schermo, OVER puntava sulla realtà aumentata vista dal telefono e, in prospettiva, dagli occhiali. Nel 2022, quando ragionavamo sui dieci possibili sviluppi del metaverso, era proprio questa la via che ci sembrava più concreta.

La mappa come prodotto

Il punto di svolta è che per far funzionare la realtà aumentata ancorata a un luogo serve sapere com'è fatto quel luogo in tre dimensioni, e la società ha costruito quel sapere facendolo costruire agli utenti. Il meccanismo si chiama Map2Earn: si riprende un posto e si riceve qualcosa in cambio. Alla fine del 2025, dichiara il programma, le mappe tridimensionali realizzate erano 180.000, ricavate da più di 88 milioni di immagini, per un insieme di dati che supera gli 800 terabyte. Mille di quelle mappe sono state peraltro pubblicate su Hugging Face per la ricerca sulla visione artificiale, e qui si capisce dove sta andando la faccenda: il materiale raccolto dai giocatori è diventato merce per chi addestra modelli.

Gli obiettivi dichiarati, che sono enormi

Fino al 2026 il ritmo era di circa centomila mappe l'anno, ottenute per lo più da riprese col telefono. La società dichiara che la nuova catena di lavorazione basata su telecamere a 360 gradi di largo consumo copre dalle dieci alle venti volte più superficie a parità di tempo, e su questa base fissa due traguardi: mezzo milione di luoghi mappati entro la fine del 2026 e un milione nei due anni successivi. È inoltre in arrivo, dopo sei mesi di prova, la funzione che da un video a 360 gradi restituisce gratuitamente una ricostruzione navigabile in cambio di una licenza libera sul materiale grezzo. La società la riassume con una formula che spiega tutto il modello: dati in cambio di calcolo.

I robot, e la parola che non si usa più

La parte che più allontana OVER dal punto di partenza è quella dedicata alla robotica. L'integrazione nativa con ROS 2, cioè l'ambiente con cui si programmano i robot, permette a una macchina di capire dove si trova usando le stesse mappe costruite dagli utenti, e le ricostruzioni servono a creare simulazioni fotorealistiche per addestrare i robot prima di metterli nel mondo vero. A luglio del 2026 la società ha reso gratuita l'esportazione in un formato per i simulatori, annunciandola con un titolo che non lascia dubbi sul pubblico a cui parla: trasformare qualunque spazio reale in un campo di addestramento per robot. Ad agosto ha aperto una divisione di ricerca dedicata all'intelligenza spaziale, e a settembre ha pubblicato un insieme di cinquanta scene reali a 360 gradi per la simulazione fisica. In nessuno di questi annunci compare la parola metaverso.

Il centro commerciale di Martignacco

C'è però un episodio che ci interessa più degli altri, e riguarda l'Italia, perché OVER è un progetto di origine italiana. A giugno del 2026 la società ha messo in funzione la navigazione interna senza applicazione in un grande centro commerciale italiano, Città Fiera, e a luglio ha raccontato come è stato fatto il lavoro: 150.000 metri quadrati rilevati in novanta minuti con una telecamera a 360 gradi di consumo. Fra le voci del programma 2026 ci sono proprio la navigazione interna su larga scala per centri commerciali, ospedali e aeroporti, la licenza dei dati spaziali ai laboratori di intelligenza artificiale e le interfacce per le aziende. Dal terreno virtuale, insomma, si è passati al servizio venduto a chi gestisce edifici, e la differenza decisiva è certo che questo secondo mestiere ha dei clienti che pagano.

Che cosa dice questa storia a chi possiede terra su Earth 2

Ricapitolando: una piattaforma che vendeva porzioni geolocalizzate di mondo digitale è sopravvissuta smettendo di considerarle il proprio prodotto, e tenendole come un pezzo dell'offerta mentre il centro si spostava sui dati che quelle porzioni servivano a raccogliere. Non ne traiamo una morale sul destino di Earth 2, che ha un'impostazione diversa e un mondo proprio da far funzionare, come abbiamo raccontato nell'articolo sull'apertura di E2V1. Resta tuttavia un fatto da registrare, ed è che nel 2026 l'unico progetto geolocalizzato in piena attività è quello che ha trovato un acquirente diverso dal giocatore. Dei percorsi degli altri, e di quanti siano rimasti, ci occupiamo nel panorama dedicato.

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